La befana mi ha portato fango e figure di merda..
La befana mi ha portato fango e figure di merda..
Il problema principale è che non tocco.
O la moto è troppo alta o son basso io.
Propenderei per la seconda ipotesi.
Giovedì finalmente arriva la fatidica telefonata. Jezebel (che anche se sembra il nome di un formaggino, è il nick del mio amico Franco, di Terlizzi) mi dice che è tutto confermato: partenza alle 9:30 da Castel del Monte.
Io sono a 50 km da castel del Monte.Non ho né carrello, né furgone.
E allora?
Ho la moto e due attributi grossi quanto i chianconi (leggi: pietrosi smossi) che il giorno dopo incrocerò sulla mia strada. Si può fare. Si deve fare. Si fa.
Jezebel mi ha parlato di una comitiva di circa 400 moto, ma si sa, i marescialli abbondano sempre. Le moto si riveleranno una ventina. Ma tutte belle tranne la mia. Che è bellissima, la Moana.
La sera di giovedì sono invitato in campagna da amici a mangiare carne arrosto e patate.
Non dirò mai dei miei progetti per il mattino dopo, ma simulerò un mancamento con relativa schiuma alla bocca, al fine di farmi riaccompagnare a casa in tempo utile per una dormita sufficientemente lunga. I miei amici non capiscono. Non sanno che io sono un endurista ormai e gli induristi fanno enduro. Prima di tutto. Prima o poi mi accetteranno per quello che sono.
Alle 00:07 sono a letto. Domani sveglia alle 7:00.
Sfoglio MOTOCROSS e per gasarmi un po’ e per ovviare al conto delle pecorelle. Mi addormento sulla foto di Giovanni Sala.
Giovanni Sala.
Avevo avvisato mia madre di svegliarmi presto l’indomani. Ma si sa, le madri sono zelanti. Infatti alle 04:00 una voce si insinua nel cervello :” va bene se ti sveglio alle 7:00? O prima?”.
Se non fosse stata mia madre e se ne avessi avuto le forze le avrei sguinzagliato Layla (la mia cana, Labrador nero di 5 mesi, che tra un po’ avrà le prime mestruazioni e io non so come fare?!?!) contro. Ma sono un figliolo e son debole, Se la cava con un “Uuuuhhhhmmmmm…si!”.
“Si” dechè? Mia madre interpreta la mia risposta a capocchia. Alle 6:30 compie l’attentato di entrare in camera mia di gran carriera, aprire la tapparella con una energia che manco Don Camillo quando suona le campane e chiedermi “Sei già sveglio?”.
Stendiamo un piumone pietoso.
Vabbè. Caffè. Canè che vuol pisciare. Olè!
Sono pronto ma me la prendo comoda, che mia madre mi ha svegliato il giorno prima.
A giudicare dal cielo, sarà una bella giornata. Ma è piovuto un questi giorni. Sole ma fango, ergo. Leggero ma impermeabile, ergo. Opto per un micropile rosso .
In effetti dovrò fare un trasferimento su asfalto di circa 50 km. Alle 8:00 di mattina di una fredda ma soleggiata giornata di Gennaio. Mi devo coprire.
E’ l’Epifania.
Ci si regala la calza e posso sperare che gli altri induristi siano appesantiti dalla cioccolata. Così non si accorgono che sono un cesso. O almeno se ne accorgono sul tardi. Quando si sono affezionati già e non se la sentono di abbandonarmi nella natura uaild.
Parto.
Durante il tragitto a fil di gas, a cent’allora, comincio a fantasticare. Ci sarà Antonella della Ducati Bari, biondissima e pulitissima. Quando esco in moto con Antonella, anche se si attraversa il pantano della Sgil Lalè Classìc, ella torna pulita così come è partita. Ho pensato una cosa. Secondo me cià un meccanismo che quando parte in moto si forma uno scudo trasparente antifango come mazzinga. Cerco qualche bottoncino strano sul manubrio della sua moto ma niente. Penso. Ci sono. Sarà blutut. O uairless. Cià un telecomando che nasconde tra le tette. Sarà così. Non può essere altrimenti.
Ci sarà Tonino Capurso, che però è di Andria. E verrà a Castel del Monte. Una festa di paesi dell’entroterra barese! E siete tutti invitati!!
Ci sarà Dino. Amico di Jezebel.
Mi è stato detto che Dino somiglia a Giovanni Sala. La cosa mi mette in soggezione.
Vabbè, io somiglio a Raul Bova e siamo pari. Basta che non vi innamorate adesso che devo fare enduro, io.
Insomma, ci sarà un casino di gente interessante.
Sono a metà strada ma non ho freddo perché già penso alla fatica che farò.
Jezebel ha sempre detto di essere un cesso in moto….è vero. Solo che lui è alto e tocca coi piedi a terra. Altezza mezza bellezza e 3\4 di destrezza.
Il problema è mio che son basso 175 cm. Coi tacchi.
Arrivato.
Nel parcheggio c’è una sfilata di auto con carrelli e furgoni.
Solo io sono arrivato in moto. E jezebel. E Dino Sala. Ma che c’entra, loro sono alti.
Appena entro nel parcheggio non mi accorgo che c’è un insidioso mucchio di brecciolina fottimadre e perdianteriore, che quasi cado. Ma io che son sveglio, scalcio e sgaso che sembra che voglio fare un numero. Tutti si voltano in un silenzio imbarazzante. Mi si guarda per qualche secondo. Alzo la mano a mò di saluto. Nessuno mi caga e tutti tornano a fare i caxxi loro.
Hey, questo non è spirito endurista…
Salvo dalla figura di merta, ora mi devo sciroppare un tipo altoatesino camper-munito al quale ho scaraventato ettogrammi ed ettogrammi di breccia sulla casa viaggiante.
Faccio finta di non accorgermene. E per di più, gli piscerò dietro il mezzo. In presenza della figlia adolescente.
Al centro del parcheggio c’è jezebel con Dino. Li raggiungo. Saluto. Dino è uguale a Giovanni sala! Solo che parla dialetto di Terlizzi. E’ come sentire un ragazzo di colore parlare in dialetto Bresciano stretto. Fa impressione.
A quanto pare si mette male. Son le 9:15, manca gente e si perde tempo. Jezebel ha impegni familiari e lavorativi e vuol stare a casa della suocera in tempo utile per il brasato. Dino fondamentalmente se ne fotte. Spia le moto degli altri ed è orgoglione che la sua kappa 2006 ancora da immatricolare sia la più bella. Cià pure l’akra e in seguito continuerà a vantarsi che consuma poca benza, che manco i nuovi motori disel volsvaghen.
Dino è un manico. Va che va. E te lo fa pesare.
Tutti uguali sti manici.
Vedo Antonella della Ducati, pulitissima e ordinatissima. Tutto in pendant. Mi saluta. Ci scambiamo gli auguri. Profuma di buono.
Vedo tante facce conosciute. Non vedo Tonino Capurso.
Nemmeno il tempo di dire “cierreeffe”, che uno gnomo con kiuei blu, casco bianco da R.C. anni 70 e honda X-elle ( e non X-erre!!) di imprecisata cilindrata, bianco ammaccato, ma con leovince X3 e con sella e forca ribassata, arriva lesto lesto verso noi. Tonino è bassino. Però è bravino. Lui è meccanico. Apparte che uscirebbe anche con un motozappa, è l’unico a guidare moto dalle improbabili prestazioni e ciclistiche e a stare sempre in sella. Tonino è un mito e io lo vorrei tanto come papà. O per lo meno come cugino.
Un tardo-preistoirco-crossista continua a ronzarmi accanto con la scusa di riscaldare la sua zanzara 2 tempi. Passa sulla breccia che stava per inghiottirmi con una facilità disarmante che quasi quasi gli faccio uno sgambetto o lo atterro con un laccio californiano. E poi una volta a terra lo prendo a calci sulla pettorina. Crossisti, che gente! Se cerca di sorpassarmi sul percorso gli sparo.
Si sta facendo tardi. Bisogna partire prima che la suocera di jezebel cali le orecchiette.
Dopo un breve briefing si decide che io Dino Sala e Jezebel faremo da apripista, che poi ci vediamo dopo se riuscite a raggiungerci.
Dino Sala è la nostra cartina-bussola. Lui si che li conosce i percorsi. Lui è sosia di Sala e in quanto tale, ne sa. E tocca bene coi piedi a terra. E cià la kappa coll’akra, che consuma meno di una cyclette. Il bastardo.
Vrooooom!!! Si parte.
Dopo un breve tratto di asfalto (Dino va a 173 all’ora e già intuisco che sarà dura stargli dietro) ci immettiamo in un tratturo solcato da una striscia di erba .Micidiale. Che se vuoi cambiare direzione e ti chiami kelino, sei a terra il tempo di dire “sticazzi!”
Dino Va. Io seguo. Jezebel a ruota.
Derapo, impenno, stacco e scoreggio alla grande. Gli sto inculo.
Ci fermiamo perché jezebel lo abbiamo perso. Non solo perché lui è un prudente ma perché cià quel fottutissimo telefonino che vibra. Quel bastardo. Del telefonino.
Dino sala invece di complimentarsi del mio ritmo mi annulla dicendomi che va piano. Lui. Io ciò il fiatone e nei dintorni non vedo rivendite all’ingrosso o al dettaglio di polmoni. Anche km 0.
Arriva jezebel bagnato come un nuotatore molisano. Ha voluto fare lo sborone entrando in pozzanghera a 200 all’ora e ha creato l’effetto onda anomala che gli si è ritorta contro.
Io invece le rispetto le pozzanghere.
Vrrrooooommmm!!! On the road again.
Dino va che va. Cerco di stargli dietro e seguo le sue traiettorie. Fa niente se mi sta riempiendo di sassi e fango. A me piace il fango. Jezebel è a 32 secondi. Lui, ribadisco, è un prudente. Fondamentalmente cela la sua incapacità sul veloce con l’amore smodato per i paesaggi e la natura che quasi si commuove, piange, si asciuga i lacrimosi con il fazzolettino. E lo getta a terra. Lui si che cià il pollice verde. Boiscaut dell’alta murgia.
Tutto prosegue da copione. Finchè Dino Sala si ferma e dice: “ Te la senti??”.
De che?
Mi si gela il sangue. L’ultima volta che avevo sentito quella frase è stato dopo una pallonata alle parti basse. Mi faceva male la palla sinistra.
Di fronte a me una discesa di quelle che cadrei anche a piedi.
E subito dopo una salita. Di quelle che non farei neppure nei mie sogni Dakariani.
Prendo coraggio e annuisco.
Scendo. Di prima. Vado che sembro GustavTenii,
Imbocco la salita ma sbaglio marcia. Quella si fa in seconda!! Ma non me lo aveva detto nessuno.
Cado. Cado e ricado. Il fango, le pietre l’erba…LE CAVALLETTEEEEE !!!!!
Infine, spingi qua e spingi la arrivo in cima. Stanco come un coniglio pornostar.
Ma c’è di peggio. Dobbiamo percorrere lo stesso percorso in parallelo. Solo pù ripido.
L’occhio destro comincia a sbattere incontrollato, in preda ad una crisi nervo-muscolare e non riesco a trattenere una correggia che esce prepotente e mi riscalda la sella.
Ce la posso fare.
Dino Sala sale. Solo.
Poi tocca a me. Già in discesa cado, figuriamoci in salita.
Mi faccio da parte e lascio il passo a Jezebel. Lui salicchia. Però non vale! Lui e Dino toccano e si aiutano con i piedi. Io già sono un cesso…per di più appena mi fermo cado che sembro un albero abbattuto perché non riesco a reggere né il peso della moto ne quello dello scrupolo di rallentare i miei compagni di sgommate.
Alla fine, con il cuore a 1000 cederò alle lusinghe di jezebel che vuol portarmi Moana in cima. Senza secondi fini. Giura.
Io quasi non c la facevo a piedi.
Trattengo le lacrime di vergogna anche se i due con le lunghe gambe mi danno pacche sulle spalle dicendomi che prima o poi ce l’avrei fatta.
Se solo avessi i tacchi più alti!!!
Proseguiamo. E con la coda dell’orecchio sento i due che bisbigliano di prendere strade in pianura che sennò arriviamo dopodomani. E cianno ragione.
Il giretto continua tra una scivolata e l’altra (ho preso un gusto strano a cadere e ruzzolarmi, del resto bisogna testarle bene le protezioni. Con quello che le ho pagate vuoi vedere che non le devo sfruttare?!?!). Cerco di rifarmi sul veloce che li sono una scheggia.
Ma ormai ho perso tutti i punti che avevo recuperato sul forum e alla cena di Natale per via della mia spiccata simpaticità. Sono unus ex omnibus nel mondo dei motociclisti incapaci.
Però so impennare, andare senza mani e bere una bionda media tutta d’un sorso.
Ho delle qualità, io.
Siamo arrivati al benzinaio di Poggiorsini. OVVIAMENTE Dino Sala dice che con la benzina che ha può tranquillamente andarsi a fare un caffè a Napoli, facendo la litoranea puglia, calabria, campania. Tutto su bagnasciuga. Di 3rza.
Io fò il pieno e non vedo l’ora di tornare a Gravina per:
A) lavare la moto, ormai più infangata di una lottatrice croata con le tette rifatte
B) togliermi gli stivali pieni di acqua e fauna di ogni tipo che pare fare il super-G tra le dita dei miei piedi
C) poter chiudermi in cameretta a piangere fino a domani per sfogarmi
Cioccolatino, sigaretta, cioccolatino, acqua. Foto di gruppo.
In sella.
Dino Sala ha intenzione di farsi un altro giretto. Poggiorsini-CapoNord-Terlizzi. Ma è un po’ indeciso perché forse non ce la fa con la benzina.
Jezebel è in preda ad una crisi isterica e propone il ritorno a Terlizzi in linea retta. Tanto cià il GPS lui.
Io ormai non penso ad altro che a tornare a casa e intavolare dapprima una conversazione civile col mio cuscino, per poi farla degenerare in una rissa che coinvolge piumone, lenzuola e calzettoni di lana.
Saluto i due. Scoreggio ancora una volta per rispetto e parto.
Gli altri li abbiamo visti da lontano che cercavano di scalare una collina. Ho potuto riconoscere da lontano il crossista di cui sopra, cappotato a metà strada. E ho goduto. Ho riconosciuto Tonino Capurso con la sua X-elle che saliva con una Diana Rossa Morbida accesa tra le labbra. Lui quando fa ste cose si rilassa. Se potesse berrebbe anche il caffè. Solo che poi gli rimane sullo stomaco.
Diciamo la verità, ho ancora molto da imparare.
Ma il problema principale è che non tocco.























