Autoerotismo. Ovvero uscita hard in solitaria

Autoerotismo. Ovvero uscita hard in solitaria.

 E dire che stamattina non volevo uscire in moto.
I perché erano molteplici. Erano tre giorni che pioveva ininterrottamente. Jezebel era in pausa riflessiva. Parker era uscito ieri con Grossiffs e Terry, dopo più di 4 anni di inattività, con i quali aveva testato un percorso di una gara. Era stracotto. I miei amici crossisti erano ad una gara.
Ero solo, scazzato e triste.
Poi stamattina la folgorazione.
Apro la tapparella e vedo n flebile sole che faceva capolino tra i nuvolosi.
Macchisenefrega!!
Ennesima uscita in solitaria.
Nemmeno il tempo di dire “mammaescoinmotofacciounpòpiùtardiaspettatemichelelasagnemipiacciono” che sono già in garage vestito di tutto punto. Per l’occasione sfoggiavo il mio nuovo completino acerbis giallo.
Come la moto.
Sembravo una banana col casco.
Avevo provveduto qualche giorno fa a pulire il filtro, ingrassare la catena e a fare il pieno di miscela. Ero ready to race. Alla faccia della KTM.
Avevo solo un dubbio: metto il giubbotto no fear che fa figo oppure il mio fedelissimo barbour da motociclista, appena ingrassato? Vista la situazione del terreno, opto per il barbour. Eppoi il giubbino nuovo no fear lo tengo per le occasioni speciali…tipo quando uscirò con Terry!
Cara Terry, quando usciremo in moto insieme, metterò anche i nuovi occhiali SPY! Solo per te.
C’è un piccolissimo problema: non so come trasportare la moto.
Poco male.
Indosso casco e occhiali, metto in moto, salgo in groppa e sfreccio tra le stradine, bruciando il pochissimo asfalto che mi divide dal fango.
(Vabbè, lo so. Sono quelli come me che fanno il male degli enduristi. Giro con una moto non immatricolata, in paese e pure a manetta. Bla, bla, bla…. E che vuoi fare? Ero in preda alla voglia!!
Chiedo scusa a tutti. Ho già espiato le mie colpe….leggerete in seguito.)
In men che non si dica sono sul primo tratto di sterrato veloce, interrotto qua e la da qualche pozzanghera…
Pozzanghera?
‘Tacci sua!!
La prima che becco era alta unmetroemezzominimo.
Infatti, dopo 37 secondi di enduro arriva la prima caduta. La moto entra a manetta nell’acqua e dopo che la ruota ha percorso i primi 12 cm di pozzanghera, giulivamente si impunta nel fango, catapultandomi in avanti. Doppio carpiato con giravolta. Entrata in acqua perfetta. Se ci fosse stata una giuria, apparte le risate, mi avrebbe dato un bel 9,6.
Zuppo. Si poteva strizzare pure il casco.
A la cosa che più mi fa rabbia è che ho storto il nuovo manubrio acerbis, montato l’altro ieri e piegato la tamarrissima leva frizione in simil carbonio.
Il dilemma è: riparto nonostante le rane nelle mutande oppure torno indietro a cambiarmi. Oppure sotterro qui la moto e i vestiti e li vengo a riprendere stanotte, quando nessuno mi vede?
Mi do due schiaffi. Sono un endurista o no?
Eccertocheccerto!
Si riparte.
Pianino però, che devo riprendere sicurezza e confidenza.
Fradicio proseguo, incurante dell’acqua che dall’interno del casco mi cola nel colletto della maglia.
Prima difficoltà.
Un guado.
Il fiumiciattolo che normalmente passo senza problemi era ingrossato a causa delle pioggie.
Minaccioso scorreva davanti ai miei infangati occhiali.
Si va. Piano, ma si va.
Faccio il segno della croce, mi voto a Santo Pellizzari e attraverso il rivolo in apnea.
E ce la faccio. Apparte l’acqua negli stivali. Ma talmente tanta che quando spingevo sulle pedane, giochi di schizzi e ghirigori d’acqua fuoriuscivano da buchi che nemmeno immaginavo ci fossero.
Che manco ad Hollywood.
E via.
Lo sterrato scorre bene. La moto mi da piacere. Molto più di quanto me ne sta dando quella maledetta goccia d’acqua che dal casco ha percorso tutta la spina dorsale, infilandosi tra le chi@ppe e continuando fino li. Proprio li. Manco il miglior Schicchi si inventerebbe una scena del genere per uno dei suoi colossal.
La prima salitina.
Apparte il rigolo d’acqua che scende e tanto di quel fango che mi sembrava di avventurarmi su una fetta di pane e nutella dei tempi migliori, tutto normale.
Spingi sulle pedane, tira il manubrio e dosa il gas.
Salgo, salgo, salgo….ops! Un gradino.
Penso “mo do gas, impenno e faccio in modo che tocchi solo la gomma posteriore che farà presa e…”. Non ho nemmeno il tempo di girare la manopola di 1/13 che la moto mi si intraversa.
Che genio! Ma cosa ho mangiato stamattina, pane e volpe?
Il fango. Questo stramaledetto elemento naturale che no serve ad un caxxo! Se non a far cadere deficienti come me e a far lottare donne dalle ingombranti tette.
Rimetto la moto come sarebbe naturale che fosse. Spingo e supero l’ostacolo.
Rimonto in sella. Riaccellero. Ricado come un Totti qualunque.
Mentre cerco di rialzare la moto e di non bestemmiare, sento un “hop, hop, hop…” che viene da lontano.
Due bastardi con la mountain bike salgono come antilopi. E proprio li, dove la mia moto si è piantata, su quel gradino, zompano come ciobin e passano con una facilità che gli avrei stampato un calcio con gli stivali da enduro, sugli stinchi. “Vediamo se pedali ancora…”.
Per di più si incaxxano con me perché gli sto in mezzo alla strada e perdono il ritmo!
Ma è un incubo? Non è possibile…
Mi fa male il cubo.
Vabbè, riparto pensieroso. Sto valutando seriamente di passare al curling.
La mia passeggiata in solitaria prosegue più o meno senza intoppi. Salite, discese (a proposito, caxxo ditemelo prima che i 2t non hanno freno motore!! Non era mica necessario che me lo raccontasse un cespuglio!).
Sono ad un bivio. Destra o sinistra. Meglio dire…di qui o di li? Pare che non si possa parlare di politica in questo periodo…
Di li.
Grave errore.
Mi ritrovo in una mulattiera che di mulattiera cià solo la mia voglia di immaginarla così e la pendenza. Infatti mi avrebbe fatto comodo un machete! Ogni due metri mi arriva una frustata di rami al petto. Che manco la Via Crucis.
Ormai martire, l’unica cosa che mi da la voglia di continuare sono le lasagne che troverò a casa quando (e se) rientrerò. E la voglia di raccontarvelo.
La cosa più bella è che alla fine di questa salita ci sono due bei tronconi che sbarrano la strada e quindi dovrò rifarla al contrario. Che bello!
Insomma, tra una caduta ed un’altra, mi ritrovo in cima ad una collina. C’è un vecchio “Jazzo” dove probabilmente ci tenevano le pecore tanto tempo fa. Mi fermo per una pausa sigaretta e per dire due preghiere per rifarmi di tutte le bestemmie che ho pronunciato.
Incontro tre individui con gli stivali di gomma che mi chiedono come mai fossi così infangato.
Roba da sgommargli sulle p@lle!
Il più ignorante dei tre mi indica una strada che faceva in gioventù colla sua galera 180.
Epperchènno?
Mi avvio.
Dopo un km circa mi ritrovo col fango fino alle ginocchia e circondato da vacche dalle grandi corna. Ho anche intravisto un toro che rideva di me. Ma non ci giurerei. Miraggio da stanchezza e sindrome da chimelohafattofare?
Mi fermo. Controllo la benza che grazie al cielo sta per finire. Decido di tornare sui miei passi.
Ma sbaglio strada e mi ritrovo in uno spiazzo nel bosco in cui mi si apre una visione inquietante.
Tre vasche da bagno disposte in maniera radiale intorno ad un pozzo.
Segno premonitore.
Infatti riparto e dopo qualche metro mi ritrovo con l’acqua fino alle pedane.
Non sto a raccontarvi quanta forza mi ci sia voluta per tornare a casa senza fermarmi, scendere dalla moto e sedermi sotto un albero a piangere dalla disperazione.
Ci ho messo 44 minuti per lavare la moto; 57 per lavare gli stivai; 63 per lavare la mia persona.
Sono a casa, lavato e profumato e pronto per una accesa colluttazione con il mio abbondantissimo piatto di lasagne. Penso a tutto quel fango e intanto siamo al dessert. E cosa mi servono?
Torta alla crema di cioccolato….

PS: mi scuso per tutti gli eventuali errori che avrete trovato nel mio scritto. Ma proprio non mi va di rileggere….