Programma AFI 2008
By Administrator • Jan 9th, 2008 • Category: ArticoliComportamenti e legalità , rappresentatività e politiche da seguire
Lasciando perdere che è lapalissiano chiedere a un motociclista di comportarsi in un certo modo nella guida fuoristrada, occorre, come ha fatto lo stesso Codever in Francia, prevedere un decalogo di comportamento, che contempli ciò di cui si discute spesso sulla rete tra cui la necessità di girare solo con scarichi a norma di omologazione. Perchè il rumore è il nostro primo e peggior tratto distintivo.
Tra gli obiettivi prossimi dell’associazione figura la creazione di una rete di “mediatori”, di rappresentanti regionali e/o provinciali, in grado di rappresentare compiutamente l’obiettivo generale di tutela del diritto alla circolazione fuoristrada.
Ne parleremo nel corso del pranzo sociale che abbiamo organizzato il 13 gennaio prossimo in provincia di Modena (dettagli dell’evento sul sito www.afi-online.it), al quale attendiamo almeno 200 persone.
- Abbiamo bisogno di persone, praticanti e appassionati, che vivono pienamente la loro realtà locale, in grado di rapportarsi con le istituzioni locali e regionali per costruire quell’azione di “lobbing” necessaria per conquistare posizioni di rispetto per la nostra disciplina: come? Verificando che la fase di formazione delle leggi ( a livello regionale) e l’eventuale emanazione di ordinanze sindacali ( a livello comunale) non profilino degli ostacoli insormontabili per noi.
- In poche parole: come Legambiente, le associazioni dei cacciatori e altre rappresentanze di interessi diffusi, dobbiamo arrivare ad avere anche noi pieno titolo nella discussione politica, locale e regionale, intervenendo laddove si presentano criticità nella formazione delle leggi e nella predisposizione di ordinanze. E ciò lo si fa solo con la costante informazione su ciò che accade a livello del proprio territorio, ricordando che spesso a livello di normative regionali (come in Lombardia) il diritto generale alla pratica dello sport viene tutelato con apposita legge approvata dall’esecutivo.
- L’obiettivo finale è, dunque, rendere legale l’enduro. Uno sport come gli altri, che ha la sua federazione, i suoi iscritti, i tesserati, e che, spazi mancanti a parte, è discriminato nella pratica a livelli ormai insopportabili, se confrontato con altre discipline cosiddette “minori” ma ben dotate in termini di strutture, pubbliche e private.
In tal senso salutiamo con favore la presentazione di iniziative di legge, come è accaduto nella scorsa legislatura (anche se non andata a buon fine) a favore del nostro sport: dalla politica molti vorrebbero stare lontani, ma in realtà anche noi ne avremo bisogno.
E’ necessario, in tal senso, avere al proprio fianco anche rappresentanti legali. L’esperienza francese, in termini di numeri, ha dimostrato che sono forti gli interessi che sottendono alla pratica degli “sport verdi” a due e quattro ruote. Numeri certamente superiori al nostro “caso”.
Nessuna ipocrisia, quindi: se il nostro settore muove interessi, se compriamo e consumiamo ciò che, ad esempio, Yamaha o Cemoto o Acerbis producono, perchè queste aziende non contribuiscono alle spese per far fronte a un ricorso legale contro un’ordinanza o una multa collettiva dopo lo svolgimento di una gara (come è accaduto di recente per la Valli Revival di settembre…)?
- Un chiarimento: i rappresentanti territoriali non devono porsi in contrasto con i rappresentanti provinciali della FMI ( i delegati), ma arrivare a collaborare per quello che dovrebbe essere lo stesso obiettivo: tutelare gli interessi dei propri soci.
- In tal senso, perchè l’obiettivo resta quello di allargare al massimo la propria rappresentatività , non andrebbero esclusi i praticanti di altre discipline come trial ( per affinità “ambientale”), motocross e motorally. Lo ribadiamo, in questo momento l’unica forza sono i numeri: tanti associati, e una rete forte di rappresentanti territoriali. Qualche nostro amico del trial sta già provando il brivido di divieti incombenti.
Ricordiamocelo, “divide et impera” è il miglior modo per confonderci le idee con l’ambientalismo di facciata che ci vuole piegati, umiliati e fors’ anche uccisi, come accaduto al povero Marco Badiali. La figura del rappresentante provinciale servirà anche a stabilire, in collaborazione con gli iscritti locali Afi di una certa zona, se in quel territorio è da perseguire la strada della “zona preferenziale ” o a rotazione (percorso “concordato”, da modificare d’intesa con l’ente locale nei diversi periodi dell’anno, in funzione di esigenze venatorie, di silvicoltura o altro) piuttosto che una forma di pratica più libera.
Questo ovviamente è in funzione della tipicità dei luoghi: è evidente che nella Brianza milanese e comasca è da persguire di più la prima ipotesi, mentre in Sardegna o in altre zone poco abitate, va battuta la strada del “massimo risultato possibile” in termini di fruizione dell’ambiente in moto.
Ciò che conta è stabilire rapporti di massima conoscenza del proprio territorio, delle persone che lo abitano e della comunità nel suo complesso per “spuntare” il miglior risultato possibile, appunto. L’associazione punta a funzionare secondo una logica di rapporti “federati” che unisce, nel rispetto delle diversità territoriali, tutti gli iscritti Afi perchè unico è l’obiettivo: la pratica legale del fuoristrada.
Occorre gente matura, che si rimbocchi le maniche e lavori sodo. Come ha fatto Codever in questi anni: tanti risultati e poche chiacchiere. Ma soprattutto migliaia di adesioni da tutta la nazione. Il 30 giugno scorso Codever ha compiuto 20 anni di vita associativa, chissà tra quali alti e bassi e difficoltà . Noi esistiamo da tre mesi, ma siamo stati bollati da subito come dei “romantici”, perchè se finora non c’è riuscita una Federazione vuoi che ci riescano quei 10 là che hanno fondato l’AFI?
… Forse è proprio perchè non sono state battute tutte le strade che l’Afi è nata.
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