luci nella notte…
By kl@u dio • Aug 9th, 2007 • Category: Articoli“ Senti : che facciamo usciamo per un giretto in moto?” inizia così il dialogo su msn fra me e Peo, “tu come sei messo con il lavoro?” mi risponde, “malissimo, ma ho voglia di staccare un pò!” “Ok , allora ci vediamo in garage e partiamo per un giretto tranquillo”. - “ok!”.
Le moto sono in ordine, si fa benzina e si parte, di colpo ti dimentichi del nervosismo e stress accumulato nella giornata, il sole sta già quasi tramontando ma noi si parte per percorsi come se avessimo tutta la giornata a disposizione.
Approcciamo alla prima mulattiera (per me inedita) da una nuova strada e già questo è sufficiente a farci assaporare l’uscita serale in moto. La temperatura è perfetta e dopo aver assaporato i panorami a 360 ° di cui possiamo godere dalla posizione che abbiamo raggiunto, ci inerpichiamo per la prima mulattiera che si snoda quasi interamente su un crinale facendoci sentire in cima ad ogni cosa. Sappiamo che le ore di luce a nostra disposizione non sono tantissime, così manteniamo un passo un po’ più sostenuto del solito e riducendo le soste per riprendere fiato (io) e per finirlo (Peo).
E’ bellissima la sensazione di pace che si può godere in un sottobosco all’imbrunire, le ombre stanno prendendo il sopravvento sulla luce e tutto inizia a confondersi e noi nonostante tutto non rinunciamo ad affrontare i tratti più tecnici, anzi non siamo disposti a privarcene per nulla al mondo …. Ora siamo veramente in cima al mondo, le nuvole più basse di noi e il buio all’orizzonte che avanza, non abbiamo tempo per rimirar e dobbiamo continuare la nostra marcia verso casa. Verso la loro casa stanno andando anche le mucche che ci si parano davanti in una stradina, spegniamo i motori, non vogliamo spaventarle, ci muoviamo piano e cerchiamo di non irritarle… d’altronde siamo a casa loro, riusciamo a superarle, arriviamo ad un bivio e nonostante avessimo deciso di inforcare la strada di destra, la sagoma scura di una mucca messa di traverso e che occupava tutta la strada ci ha convinto a cambiare strada e a percorrere così quella di sinistra. Ovviamente quella più tecnica. Dopo pochi metri, invidioso di una caduta fatta da Peo precedentemente, perdo l’anteriore su un lastrone di pietra e rovino a terra, una gran capriola ma nulla di grave. Ancora una volta il para radiatore si è deformato salvando ciò per cui è stato progettato a proteggere. Si continua a scendere, così come la luce che ora fa percepire meno il senso di profondità dell’ostacolo, siamo in discesa, bisogna lasciar correre la moto, avere la sensibilità nelle gambe e con le stesse “leggere” il fondo sconnesso sotto le nostre ruote.
Facciamo d’un fiato un tratto (tanto per cambiare molto tecnico) che di solito percorriamo più lentamente e assaporando i fantastici panorami che ora sono solo buio. Raggiungiamo la “militare”, siamo ancora lontani da casa, ma vista l’ora decidiamo di telefonare a casa per tranquillizzare e mentendo spudoratamente diciamo di essere già in garage. Peo ne approfitta per perdere ancora un pò di tempo e ciò incuranti del fatto che ormai siamo circondati solo dal nero della notte.
Ripartiamo e percorriamo vedendoci pochissimo il tratto relativamente facile sino a raggiungere l’imbocco dell’ultimo taglio. Una mulattiera che partendo di mezzacosta sulla nostra sinistra fra crinali e sottobosco ci avvicinerebbe di un bel po’ a casa. Ci fermiamo, ci guardiamo e dicendo che è meglio continuare per la strada, invece ci tuffiamo alla luce fioca dei nostri fanali in quello che è un piccolo sentiero fra la bassa vegetazione. Come se non bastasse la mia luce funziona ad intermittenza regalandomi attimi di buio assoluto e magari nei tratti più impegnativi. La sensazione è strana, guidi guardando pochi metri davanti a te, per fortuna ricordi ogni passaggio, ma proprio perché li conosci ti rendi subito conto di non riuscirne a percepire la reale difficoltà. Non riesci bene a valutare la pendenza, la dimensione dell’ostacolo o la distanza.
Ti può capitare, come mi è capitato di ritrovarti su un masso senza averlo visto o di mettere la ruota laddove non l’avresti mai messa di proposito come è successo a Peo. Ecco l’ultima discesa, il pezzo più ostico e siamo di nuovo sulla “militare” ormai è tutta discesa in tutti i sensi , ci avviciniamo a casa, non riesco a vederla, ma riesco a immaginare la soddisfazione disegnata sul viso del mio compagno d’avventura e mi viene facile perché è la stessa che sicuramente ho impressa sul mio volto. Siamo in garage, l’avventura è finita e la frase topica è “ma quanto ci abbiamo divertito???? “
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